I bambini di Terezin ci parlano del futuro che vogliamo costruire

Tra i disegni e le poesie della mostra di Terezin, i ragazzi della nostra scuola trasformano la memoria in esperienza, emozione e consapevolezza.

Avatar utente

Personale scolastico

Personale amministrativo

0

Lunedì 2 febbraio si sono concluse le visite guidate di ben 27 classi delle nostre scuole Primaria e Secondaria alla mostra allestita presso la Biblioteca civica di Verano Brianza, con pannelli che riproducevano alcuni dei disegni delle poesie dei bambini del campo di concentramento di Terezin.

I volontari di ANPI sono stati gli organizzatori della mostra e le abili guide durante le visite.

I bambini e i ragazzi della scuola di Verano – dalla 2° classe della Primaria alla 3° della Secondaria – in gran numero e con attenta serietà 

  • hanno dapprima, in classe, con il supporto dei docenti, raccolto informazioni sul dramma della Shoah e sul significato della Giornata della Memoria che annualmente sollecita a ricordare le vittime dell’Olocausto, nonché su Theresienstadt, il ghetto di Terezin – a poca distanza da Praga – che negli anni tra il 1941 e il 1945 raccolse l’eccellenza degli intellettuali mitteleuropei (come pittori, scrittori, musicisti) e un alto numero di bambini ebrei;
  • poi in biblioteca hanno ascoltato le spiegazioni degli accompagnatori dell’ANPI, i quali – come attenti genitori e cari nonni – hanno “preso per mano” perfino i più piccoli per consentire loro di comprendere l’indicibile, rispettando la loro sensibilità di bambini;
  • quindi si sono avvicinati alle opere riprodotte sui pannelli, leggendo le commoventi semplici ma intensissime parole e ammirando i disegni realistici o metaforici dei loro coetanei di qualche decennio fa;
  • hanno infine lasciato cullare e trascinare via il loro animo (immerso nella tragedia dei lager, della falsità e dell’atrocità umana) verso il sogno di una libertà sincera e felice ma solo sognata a Terezin, apprezzando la melodia della Ninna nanna scritta da Ilse Weber proprio a Terezin e cantato dalla corale veranese.

 

Oltre a rimanere colpiti dai testi e dai disegni dei bambini di Terezin sui pannelli, gli studenti della nostra scuola in visita alla mostra hanno sicuramente colto l’importanza di avere accanto adulti consapevoli e amorevoli, forti e attenti, convinti sostenitori della pace, della libertà, dell’uguaglianza, come gli uomini e le donne che nel ghetto si sono sforzati di far avvertire il meno possibile ai bambini il male che li circondava, mantenendo viva in loro la speranza e la positività, grazie al lavoro, allo studio, all’espressione del bello.

 

Ogni anno la ricorrenza del Giorno della Memoria rappresenta per le classi dell’Istituto Comprensivo un’occasione di guardare al passato con pietà e … anche vergogna, per rendersi conto di come l’uomo può diventare “il male” per sé stesso, ma anche per promuovere il cambiamento e l’immenso “bene” che lo stesso uomo può rappresentare per i suoi simili, quando diventa capace di conservare dentro di sé con convinzione lo spirito di pace e armonia.

Così ogni anno, a seconda della fascia d’età e del personale “sentire”, con attività e strumenti differenti, dalle letture, ai film, alle rappresentazioni teatrali, alle testimonianze, al ricorso alle fonti e ai documenti, alle mostre, alle uscite didattiche (le classi terze della Secondaria, per esempio, da anni si recano al Memoriale della Shoah di Milano), gli alunni dell’istituto sono guidati

– a conoscere la storia

– a leggere la storia e a interpretarla, perfino nelle situazioni meglio camuffate (è il caso del ghetto di Terezin, presentato dalla propaganda nazista come modello di insediamento ebraico, ma che fu in verità solo un luogo di raccolta e smistamento di prigionieri ebrei che sarebbero poi stati inviati ai campi di sterminio di Treblinka e Auschwitz) 

– ad approfondire contesti e situazioni esemplari, che si imprimono nella mente come fari

– a “sentire” la storia come parte di sé, come possibile e potente motore regolativo del pensare e dell’agire umano
– a emozionarsi per quanto accaduto, evitando la pericolosissima indifferenza (che Liliana Segre considera ancora più colpevole della violenza)

– a effettuare parallelismi con l’attualità, talvolta così preoccupante per la violenza e l’intolleranza di cui è pregna

– a sviluppare riflessioni che possono tradursi in azioni di miglioramento per la propria comunità e l’umanità.

 

Come non dare ragione a Primo Levi quando disse: “Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate: anche le nostre”.

E come non concordare con le parole della senatrice a vita Liliana Segre? “Coltivare la Memoria è ancora oggi un vaccino prezioso contro l’indifferenza e ci aiuta, in un mondo così pieno di ingiustizie e di sofferenze, a ricordare che ciascuno di noi ha una coscienza e la può usare.”

La scuola è il luogo dove il passato dà forma al futuro, nutrendo la mente e il cuore dei bambini e dei ragazzi. Sapere ciò che è avvenuto può dare spinta alla creazione di un particolare (non casuale) domani, educando e orientando come una bussola le potenzialità di ciascuno verso il bene per sé e per gli altri.

 

Prof.ssa Anna Colzani

Circolari, notizie, eventi correlati