Oggi, 9 marzo 2026, le classi terze della nostra scuola hanno visitato il Memoriale della Shoah di Milano, un luogo di straordinario valore storico e civile. Il Memoriale è anche un vero e proprio documento della storia: si trova infatti negli spazi originari della Stazione Centrale di Milano da cui, durante la persecuzione nazifascista, partivano i treni che deportavano ebrei e oppositori politici verso i campi di concentramento.
Il percorso è iniziato davanti al grande “Muro dell’Indifferenza”, voluto dalla senatrice Liliana Segre. La senatrice a vita, riferendosi anche alle vicende dei tempi recenti, ha infatti più volte affermato nelle sue testimonianze: “L’indifferenza è più colpevole della violenza stessa. E’ l’apatia morale di chi si volta dall’altra parte: succede anche oggi verso il razzismo e altri orrori del mondo”.
Gli studenti sono stati invitati a riflettere sul significato profondo dell’indifferenza: non solo il silenzio o la mancanza di azione, ma anche la scelta consapevole di voltarsi dall’altra parte, di non vedere e di non intervenire di fronte alle ingiustizie e alle persecuzioni. Proprio questa indifferenza, fatta di paura, opportunismo o disinteresse, ha permesso che tante persone venissero isolate, discriminate e infine deportate senza che la maggioranza trovasse il coraggio di opporsi.
Gli studenti sono poi saliti su uno dei vagoni merci, potendo comprendere concretamente le condizioni disumane in cui i deportati viaggiavano: uomini, donne e bambini venivano stipati nei vagoni per giorni, senza spazio, senza acqua, senza cibo. Trattati come oggetti da trasportare, venivano caricati e spostati come semplice merce, privati della loro identità, della loro dignità e dei diritti fondamentali.
Particolarmente toccante è stata la sosta davanti al grande ascensore nelle viscere della stazione, utilizzato per far salire i vagoni dal livello sotterraneo fino ai binari. Era un ascensore destinato al trasporto delle merci e non delle persone, come ricorda la scritta “Vietato trasportare le persone”: un dettaglio che rende ancora più evidente la disumanizzazione subita dai deportati, trattati come carichi da spostare e non come esseri umani.
Un momento molto intenso è stato quello trascorso davanti al Muro dei Nomi, dove sono ricordate le persone deportate da questo luogo: nomi che raccontano storie di intere famiglie spezzate, vite cancellate per sempre. Solo pochi furono i sopravvissuti, costretti poi a portare dentro di sé per tutta la vita il trauma di quanto vissuto.
La visita si è conclusa nel luogo della meditazione, uno spazio raccolto e quasi buio, illuminato solo da un cono di luce: la luce dei “giusti”, di coloro che hanno scelto di non restare indifferenti. Qui gli studenti hanno ascoltato le parole finali della guida Esther:
“Siate sempre dei giusti, abbiate il coraggio di fare sempre la cosa giusta, per essere persone straordinarie.”
Un’esperienza profonda e significativa, che ha permesso ai ragazzi di avvicinarsi alla storia e di riflettere sull’importanza della memoria, della responsabilità personale e del valore di non restare mai indifferenti di fronte alle ingiustizie.
Prof.sse Federica Schiatti e Anna Colzani




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