Ultima modifica: 22 Marzo 2020

La giornata lavorativa di una maestra, ai tempi del Coronavirus

Molto semplicemente vorrei provare a descrivere la mia giornata lavorativa, sicuramente simile a quella di tanti miei colleghi, a cui rivolgo un saluto “solidale”:

Dalle ore 8,30 alle ore 9,30 riunione di staff con il Dirigente, in videoconferenza, sull’andamento della didattica a distanza e sulle comunicazioni da condividere con i colleghi.

Dalle ore 10 alle ore 12 riunione, in videoconferenza, con le colleghe dell’interclasse delle quinte, insieme alle tirocinanti dell’università Bicocca, per la condivisione della didattica, attuata in questo periodo di emergenza.

Dalle 12 alle 13 pranzo.

Dalle ore 13 alle ore 14: telefonata con la mia collega per la progettazione dell’attività didattica e della video lezione di oggi, con la classe quinta.

Dalle ore 14 alle ore 17,30: preparazione delle attività della settimana per la classe terza, in particolare: risposta a parte delle 145 e-mail speditemi dai miei alunni fino ad oggi, correzione dei lavori arrivati via mail dai bambini, preparazione dei lavori di grammatica e del laboratorio di scrittura sulla fiaba, mappa concettuale sull’Homo Habilis con creazione di un video di spiegazione su come utilizzarla, realizzazione di una learning app per permettere ai bambini di verificare le proprie conoscenze sull’argomento, inserimento di tutti lavori sul registro elettronico, nei materiali didattici e sul gruppo Whatsapp dei genitori. Gestione della problematica di un link non funzionante.

Dalle ore 17,30 alle ore 18 preparazione della video lezione con la classe quinta.

Dalle 18 alle 20 video lezione con la classe quinta: correzione dei compiti assegnati, spiegazione di grammatica sulle esclamazioni, un breve laboratorio sulla descrizione, condivisione del lavoro della collega, chiacchiere e convivialità con i ragazzi.

Dalle ore 20 alle ore 21,15 cena.

Dalle ore 21,15 alle ore 22,30: webinar sulla neuro-educazione e sulle sue potenzialità nella didattica scolastica, a cura di Paolo Mai, Fondatore dell’Asilo nel bosco.

Tutto questo ripetuto per 7 giorni su 7. Non esistono più il sabato e la domenica, non esiste più “un orario di lavoro”.

Nel mezzo di questo “minestrone”, la mia famiglia, composta anche da due figli, di cui uno di 2 anni che richiede attenzioni e cura, uno di 9 anni che prevede la gestione, impegnativa, della didattica a distanza “lato alunno” e un marito che dovrebbe fare “smart working”, ma alla fine cucina, cura i figli e fa fare i compiti al grande, cose che io non riesco più a fare!

Caro Coronavirus,
se te ne vai in fretta da dove sei venuto, io potrò tornare alla “meravigliosa normalità”, fatta degli sguardi dei miei alunni, dei loro abbracci, delle loro voci, del nostro esserci, ogni giorno, in classe. 
Potrò tornare a fare la maestra con i gesti, con la voce, con lo sguardo che accoglie quello di tutti i miei bambini, che legge le loro preoccupazioni, le loro domande, i loro desideri.
Potrò essere con loro, vicina, a portata di mano sulla spalla, di “forza, che ce la fai!”, di “vieni qui che te lo rispiego”, di “facciamo una pausa, raccontatemi qualcosa di bello”.
Insomma, potrò essere di nuovo in mezzo a loro, a godermi le nostre presenze in aula, i riti del quotidiano, la routine delle attività, gli intervalli, le discussioni e i nostri momenti di lavoro che, adesso mi mancano come l’aria!

Elisabetta Sala